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Per 250 giorni nel 2016 il Costa Rica ha usato solo energie rinnovabili

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Referendum | Il trionfo del populismo e il rifiuto del cambiamento

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Dal 7 all’11 dicembre torna a Roma la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria

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Coldiretti | L’agricoltura ai primi posti tra scelte occupazionali dei giovani

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Per 250 giorni nel 2016 il Costa Rica ha usato solo energie rinnovabili

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MERCOLEDì 4 GENNAIO 2017

Il Costa Rica continua ad essere leader nelle rinnovabili. Secondo i dati pubblicati dal Costa Rican Electricity Istitute (ICE), per 250 giorni del 2016 il Paese ha fatto affidamento solo su fonti di energia rinnovabili. Le energie rinnovabili hanno fornito circa il 98,1% dell’elettricità consumata durante il 2016 dai quasi 4,9 milioni di abitanti che vivono nel Paese. Nel 2015 era stato raggiunto addirittura il 98,9% della domanda. Gli ottimi risultati, fa sapere l’Istituto, sono stati raggiunti soprattutto grazie alle intense piogge registrate nel corso dell’anno che hanno favorito la produzione idroelettrica, prima voce nel bilancio energetico nazionale. Il settore idroelettrico, continua l’Istituto, contribuiscono attualmente al 74% del bilancio energetico totale, seguite da geotermia ed eolico, rispettivamente sopra il 12% e il 10%. Il resto è rappresentato da solare fotovoltaico e biomasse mentre l’1,8% sono combustibili fossili.

Il successo delle energie rinnovabili nel Costa Rica è destinato a proseguire anche nel 2017, spiega il presidente dell’Ice Carlos Manuel Obregón. L’istituto si aspetta che la produzione da fonti di energia rinnovabili diventi stabile anche grazie a quattro nuovi parchi eolici che saranno completati nel 2017 e al progetto idroelettrico Reventazon. Inaugurata a settembre 2016, la diga di Reventazon, con i suoi 130 metri d’altezza, un bacino di 6,9 chilometri quadrati e una potenza di 305,5 MW, rappresenta la più grande opera infrastrutturale dell’America Centrale e potrà soddisfare le esigenze elettriche di circa 525 mila abitazioni.

Secondo i gruppi attivisti locali, la diga sezionerebbe però uno dei principali corridoi naturali dell’America Centrale, sbarrando la strada alla migrazione animale e minacciando seriamente il patrimonio di biodiversità della zona. Per limitare quanto possibile i danni, l’Istituto si è impegnato a finanziare 1,6 milioni di dollari in misure di prevenzione delle foreste circostanti, in maniera da assicurare un corridoio alla fauna selvatica.

European Green Capital Award | Bologna si candida “capitale verde” d’Europa per il 2019

Asinelli Tower, one of the main sights in Bologna, Italy

VENERDì 9 DICEMBRE 2016

Ridurre l’inquinamento e favorire uno stile di vita sostenibile. Questi sono i principali obiettivi delle capitali europee partecipanti agli “European Green Capital Award”promossi ogni anno alla Commissione Europea, con lo scopo di premiare la città europea che più si è distinta in termini di sostenibilità ambientale, efficienza del sistema dei trasporti e qualità della vita dei cittadini. In particolare, le città candidate sono valutate secondo dodici aree di riferimento: cambiamento climatico in termini di adattamento e mitigazione, sistema dei trasporti, numero di aree verdi in termini di ricchezza di natura e biodiversità, qualità dell’aria, qualità dell’ambiente acustico, gestione dei rifiuti, gestione delle acque, trattamento delle acque reflue, eco-innovazione, occupazione sostenibile, rendimento energetico e gestione ambientale integrata.

La città che si candida, a “capitale verde” d’Europa per il 2019, a rappresentanza dell’Italia, è Bologna. La giunta comunale ha assunto l’impegno di sostenere la candidatura della città ed è attualmente a lavoro per preparare il dossier, insieme con l’Urban Center e il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Bologna, che raccoglierà tutto ciò che il Comune ha portato avanti sui temi della sostenibilità ambientale. 

Tra le 14 città candidate, tra cui l’altra italiana è Firenze, nell’aprile 2017 saranno selezionate 3 finaliste. Una giuria assegnerà poi il premio nel mese di giugno del 2017 ad Essen, in Germania. Le città già insignite del riconoscimento sono state Stoccolma nel 2010, Amburgo nel 2011 Vitoria-Gasteiz nel 2012, Nantes nel 2013, Copenhagen nel 2014, Bristol nel 2015, Lubiana nel 2016, Essen nel 2017, Nimega nel 2018.

Referendum | Il trionfo del populismo e il rifiuto del cambiamento

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Leggi su Tribuna Libera

LUNEDì 5 DICEMBRE 2016

Oggi più che mai ho la sensazione di vivere in un Paese “vecchio”, in un Paese che non ha né la forza né la voglia di cambiare. I risultati del referendum parlano chiaro: c’è stata un’ampia partecipazione popolare e il No ha ottenuto un netta vittoria sul Si. Durante la campagna referendaria, il Presidente del Consiglio ha commesso molti errori, alcuni dei quali gli sono costati cari. Tra questi l’eccessiva personalizzazione dell’esito referendario. “Se vince il No, me ne vado”, dichiarava pochi mesi fa il Presidente Renzi sicuro di sé. In questo senso è stato coerente: ha accettato la sconfitta assumendosene ogni responsabilità. Al di là di ogni personalizzazione, il voto degli italiani sarebbe comunque andato inevitabilmente a giudizio dell’operato del Governo, perciò ogni discussione in merito avrebbe poco senso.

Ieri si è disputata una bella partita tra l’Italia che vuole fare e quella che invece vuole lasciare tutto com’è ora. Ha vinto l’Italia che non vuole fare, se ne prenda atto. Hanno vinto i vari Berlusconi, Salvini, Meloni, D’Alema, Grillo, Travaglio e tanti altri che si sono battuti per il No al referendum costituzionale, ha vinto l’ ”accozzaglia”. Hanno dichiarato il loro dissenso nei confronti del Presidente del Consiglio e del suo Governo, hanno assunto un ruolo, quello di paladini a difesa della Costituzione e dei suoi principi, che non appartiene loro. In questo senso, dopo aver tanto criticato la personalizzazione del referendum fatta dal Presidente Renzi, hanno essi stessi strumentalizzato il referendum costituzionale a loro vantaggio.

Oggi l’Italia ha perso una grande occasione. Ha avuto la possibilità di cambiare le cose e ha rifiutato. Con un segno di matita avrebbe potuto superare il bicameralismo perfetto (tra i Paesi Ue presente solo in Italia), ridurre il numero dei parlamentari (il più alto del mondo), contenere i costi di funzionamento delle istituzioni (tra i Paesi Ue i più elevati), sopprimere il Cnel e revisionare il Titolo V della parte II della Costituzione, ponendo fine a quel contenzioso tra Stato e regioni che dura ormai da quindici anni. Questi erano i punti del quesito referendario. Un quesito semplice e chiaro. Il 60% dei votanti ha risposto No. Un No legittimo, sia ben chiaro, ma inconcludente. Del resto con i No non si va da nessuna parte. Con i No l’Italia rimane ferma.

Spero vivamente però che quel 40% di voti, ottenuto da solo, possa far capire al Presidente Renzi che non è solo contro tutti ma che c’è una considerevole parte degli Italiani che ha voglia di cambiamento e che non si riconosce in quella fallimentare classe politica che da oltre vent’anni fa promesse e poi non le mantiene. L’Italia ha ancora bisogno di riforme, dall’economia al lavoro, dalla giustizia alla burocrazia, dalla lotta alla corruzione a quella alla povertà. Queste sono le principali sfide che attendono il prossimo Presidente del Consiglio. L’importante è non abbandonare il percorso di riforme intrapreso in questi due anni e mezzo di Governo Renzi.

Oggi populismo e pressapochismo hanno avuto la meglio ma la possibilità di cambiare si presenterà nuovamente. Sperò che la prossima volta il nostro Paese abbia il coraggio di cambiare. Spero che la prossima volta il nostro Paese abbia il coraggio di dire Si. 

Post Scriptum: Ora che il Movimento Cinque Stelle ha capito che ha la possibilità di vincere, chiede elezioni immediate con una legge, l’Italicum, che ha più volte dichiarato incostituzionale. L’ipocrisia regna sovrana.

5 dicembre 2016, Andrea Campiotti