“Efficientare per rigenerare”. L’ENEA organizza un convegno a Milano per il fare punto

Vedi articolo completo su Scienza e Governo GIOVEDì 7 FEBBRAIO 2019 Migliorare l’efficienza energetica degli edifici per rigenerare le città. Questo è stato il tema chiave del convegno “Efficienza energetica per la riqualificazione degli edifici e la rigenerazione delle città”, […]

La COP24 è terminata. Poche le decisioni adottate e molti i nodi rimasti irrisolti

Vedi articolo completo su Scienza e Governo LUNEDì 17 DICEMBRE 2018 Al termine della COP24, che è durata un giorno in più del previsto per consentire ai vari paesi che hanno preso parte ai negoziati di portare a casa qualche […]

L’Unione europea promuove la nascita delle comunità energetiche

Vedi articolo completo su Scienza e Governo GIOVEDì 13 DICEMBRE 2018 Lo scorso 13 novembre, il Parlamento europeo ha reso vincolanti gli obiettivi in materia di energia rinnovabili, efficienza energetica, biocarburanti e governance energetica. Tra le novità introdotte c’è la […]

La sostenibilità delle città tema chiave dell’Agenda internazionale

Vedi articolo completo su Scienza e Governo MERCOLEDì 12 DICEMBRE 2018 Nonostante occupino solamente il 3 per cento della superficie terrestre, le città consumano l’80 per cento delle risorse naturali e producono il 70 per cento delle emissioni di CO2 a […]

Il ruolo chiave del biogas nel panorama energetico europeo

Vedi articolo completo su Scienza e Governo MARTEDì 11 DICEMBRE 2018 L’Italia, con i suoi 1.300 impianti e 2 Mtep di biogas prodotto ogni anno, rappresenta il terzo mercato in Ue (a 28), dopo Germania e Gran Bretagna. L’ultima Strategia […]

 

Roma, 20 ottobre 2012 : Manifestazione per il diritto e la difesa del lavoro

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SABATO 20 OTTOBRE 2012

Migliaia di persone, arrivate da tutta Italia, hanno manifestato per chiedere o mantenere il lavoro. La manifestazione in Piazza San Giovanni ha visto giovani, genitori, bambini, nonni, lavoratori e disoccupati manifestare la loro preoccupazione per il presente e, soprattutto, per il  futuro dei figli. Purtroppo sono giorni difficili per il lavoro: molti posti  nell’industria privata sono andati perduti, i dipendenti sia privati sia  statali vivono momenti difficili per le numerose tasse, gli aumenti  delle  spese alimentari e sanitarie. Un esempio per tutti è sicuramente la situazione dell’ILVA di Taranto, in Puglia, che vede migliaia di lavoratori vivere il disagio di difendere un “posto di lavoro” a rischio della propria salute.

Dobbiamo essere tutti solidali verso chi non ha un lavoro o ha perduto la speranza di un domani migliore. La manifestazione, che si è svolta in modo ordinato ed educato da parte dei partecipanti e delle forza dell’ordine, è stata conclusa con il discorso del segretario generale CGIL Susanna Camusso.

Rapporto tra casa e risparmio energetico

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LUNEDÌ 1 OTTOBRE 2012

Gli edifici di tipo passivo sono una delle vie da perseguire nel presente e nel futuro. Prima si comincia e prima si sviluppano migliori tecniche di costruzione per risparmiare una quantità di energia sempre più alta.

A Roma nel 2011 hanno completato due edifici passivi nelle vicinanze del quartiere Casalbertone. Tali edifici grazie a sistemi passivi di risparmio energetico e all’applicazione di sistemi fotovoltaici offrono un risparmio di energia notevole e una minore emissione CO2.

L’architettura passiva consiste nel catturare il calore in estate per rilasciarlo in inverno, mediante tecniche di costruzione che consentono di sfruttare l’energia naturale del sole in modo razionale e utile alla costruzione.

Pertanto, gli edifici passivi sono, nei centri urbani, di massima importanza e la loro edificazione dovrebbe essere una priorità; purtroppo questi edifici sono ancora caratterizzati da un costo abbastanza elevato e di conseguenza, anche gli appartamenti non sono a buon mercato.

Vorrei concludere commentando il fatto che edificando un numero sempre maggiore di edifici passivi a basso costo energetico, che non gravano sulla ormai delicata situazione urbana, sicuramente diminuirà sia il costo di edificazione e sia il costo delle abitazioni per i cittadini interessati al loro acquisto.

Lo spreco alimentare nel mondo

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SABATO 29 SETTEMBRE 2012

Dati recenti delle associazioni agricole e del Mipaaf ci dicono che il settore agroalimentare italiano raggiunge un valore economico di 250 miliardi di euro cioè circa  il 15% del PIL (Prodotto Interno Lordo).  Tuttavia, nonostante l’importanza economica e sociale che l’industria del cibo ha in Italia e naturalmente in Europa e nel mondo non si parla molto degli sprechi alimentari associati alla produzione e al mercato agroalimentare. Infatti, per soddisfare le esigenze della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) che richiede prodotti curati nell’aspetto e nell’immagine delle confezioni, molto spesso prodotti sicuramente genuini vengono lasciati sul campo non raccolti oppure sprecati a causa di piccole imperfezioni sul prodotto o  sulla confezione, non rispondenti ai criteri estetici richiesti dal mercato.

Un ulteriore informazione che non può essere più  sottovalutata dai consumatori si riferisce alle forti disparità  socio-economiche e alle differenze di disponibilità di beni  alimentari tra i Paesi industrializzati (numerosi Paesi in  Europa, Stati Uniti e Canada) e quelli in via di sviluppo (soprattutto in Africa e Asia). La FAO ci dice che la  disponibilità alimentare pro-capite per i Paesi del nord del  mondo arriva a 900 kg/anno, con uno spreco medio di non    meno di 100 kg/anno/persona, mentre per i Paesi del sud del mondo, la disponibilità raggiunge i 400 kg/anno pro-capite, con uno spreco di circa 10 kg/anno/persona.

La FAO ci dice inoltre che, dei 5 miliardi di tonnellate di beni alimentari prodotti annualmente, di cui circa due miliardi e  mezzo di tonnellate tra frutta e verdura, lo spreco di cibo tra la  GDO, i produttori e i consumatori, arriva a 1,3 miliardi di  tonnellate, ovvero circa un terzo del totale di cibo, senza  contare l’energia e l’acqua che si è utilizzata per la produzione del cibo (almeno un chilo di gasolio per un chilo di pomodoro  in serra e tra 10.000 e 15.000 litri d’acqua per un chilo di carne).Questi numeri ci dicono che è necessario un  comportamento, soprattutto da parte dai cittadini dei Paesi più ricchi, più rispettoso verso le risorse naturali, il cibo e le persone.

Il 2014 per l’Unione Europea sarà dedicato alla campagna “contro lo spreco alimentare”. Infatti non possiamo trascurare che, almeno un miliardo di persone nel mondo, hanno gravi problemi di alimentazione. Soltanto un cambiamento forte dei nostri comportamenti è in grado di rimodellare un mondo basato sulla sostenibilità sociale, ambientale, economica ed energetica.

Come creare un orto in un appartamento

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SABATO 8 SETTEMBRE 2012

Creare un orto in un appartamento può sembrare un idea alquanto stupida mentre è piuttosto efficace e facilmente realizzabile, infatti  il costo è effettivamente poco elevato.

Ci sono diversi modi per fare un orto in un appartamento, anche di piccole dimensioni :

  • Per gli appartamenti che non sono forniti di un terrazzo si possono adattare delle piante di taglia bassa in un apposito mobile a sportelli, come si dispongono i libri in una libreria.

Voi vi chiederete ora da dove proviene la luce per mantenere le piante in casa? Ebbene la luce giunge sia dal sole e sia da lampade a LED che integrano la luce solare. In questo modo si crea una mini serra in un appartamento.

  • In un appartamento con terrazzo fare un orto è più semplice e naturale in quanto si sfrutta soltanto la luce naturale del sole. Si può coltivare anche l’uva su strutture in legno o su reti. Così facendo la pianta oltre a produrre grappoli d’uva consente di creare anche ombra in estate, certamente gradevole per chi abita nell’appartamento.

Nell’orto di casa si possono coltivare anche i pomodori, le zucchine e le melanzane.

Io mi auguro che presto tutto questo venga praticato da moltissime persone e che possa quindi diventare anche una soluzione non solo utile per produrre cibo vegetale ma anche per migliorare l’estetica delle case dal punto di vista ambientale.

Il Progetto Cl@ssi 2.0 : L’innovazione a scuola

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LUNEDÌ 6 AGOSTO 2012

Da settembre 2009, ho iniziato la mia prima media, come cl@sse 2.0. Questo progetto consiste in poche parole ad una digitalizzazione del classico metodo di insegnamento e di apprendimento nella scuola italiana. Inoltre è un progetto finanziato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), su scala nazionale. Inizialmente sono state scelte 246 classi in tutta Italia, , quali 12 nel Lazio (4 a Roma). Con questo progetto anche molti/e insegnanti, per loro libera scelta, hanno seguito corsi preparatori su tema cl@sse 2.0, con i quali hanno hanno avuto i primi approcci con il computer e con tutto quello che comporta.

Libro di testo elettronico, lavagna interattiva multimediale (LIM) e una forte sperimentazione condotta nelle Cl@ssi 2.0. Sono le direttrici del MIUR per accelerare il passaggio della scuola verso un utilizzo più diffuso delle tecnologie dell’informazione della comunicazione. Seguirà il trasferimento di contenuti dei libri di testo, dal cartaceo al digitale, che comunque dovrà essere compiuto obbligatoriamente per legge entro il 2012. Le LIM sono state individuate dal ministero dell’Istruzione nel piano d’intervento «La scuola digitale» (analogamente a molti altri Paesi), come la tecnologia chiave per impostare una didattica collaborativa che coinvolge molto più attivamente gli studenti e ristruttura profondamente il lavoro di insegnamento in classe.

Scomparsa la tavola di ardesia, gli oggetti (testi, immagini, link eccetera) proiettati sullo schermo della classe diventano disponibili all’interazione di studenti e docenti. Il ministero dell’Istruzione, supportato dall’Agenzia per lo sviluppo scolastico (ex Indire), ha avviato una prima fase, iniziata nel gennaio 2009, che ha visto più di 11mila richieste di assegnazione di LIM e 40mila insegnanti che hanno deciso di partecipare alla formazione per poterle utilizzare. Il piano prevede che, a partire dall’anno scolastico 2009-2010, 16 mila lavagne saranno istallate nelle classi della scuola di primo grado e che 25 mila insegnanti inizino un percorso di formazione, raggiungendo in questo modo un bacino di oltre 350 mila studenti. Una spinta sulla via della sperimentazione arriva, poi, da Cl@ssi 2.0: un progetto rivolto a 156 istituzioni scolastiche della scuola secondaria di primo grado, su 2300 richieste, che prevede di dotare una classe prima di una completa attrezzatura tecnologica coerente con un progetto metodologico-didattico dell’intero consiglio di classe.

«L’intento dell’iniziativa – recita il bando di concorso per l’individuazione delle classi coinvolte nella sperimentazione – è quello di realizzare ambienti di apprendimento adatti a un utilizzo costante e diffuso delle tecnologie nella quotidianità scolastica, al fine di verificare, in un triennio, come e quanto l’impatto possa intervenire nei processi formativi in un’epoca di trasformazioni dei linguaggi della comunicazione e della diffusione dei saperi». Il progetto avrà il supporto di diciotto università, una per regione.

Parte delle informazioni sono state fornite dalla prof.ssa M.R. Mazzola

Biomassa e obiettivi per il 2020

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VENERDì 20 APRILE 2012

La produzione di biomassa prevista per il 2020 in Europa equivale al 10% del consumo energetico. È un risultato notevole calcolando che nel 2011 la percentuale dei consumi è stata stimata al 4%. Inoltre, per il 2020, l’UE ha dichiarato alcune norme per inquinare rispettivamente di meno e per assicurare al nostro pianeta una vita più lunga e sostenibile.

  • Riduzione delle emissioni CO2 rispetto ai livelli stimati nel 1990;
  • Promozione e maggiori investimenti nel campo delle energie rinnovabili coprendo il 20% del consumo energetico;
  • Sostituzione dei combustibili fossili per alimentare i trasporti, con derivati delle energie rinnovabili come il metano, biogas, biodiesel e bioetanolo.
  • I biocarburanti attualmente utilizzati sono derivati da  miscele di esteri metilici ottenuti dagli oli vegetali, al  momento usati solo in alcuni Paesi europei (Germania e  Austria).

I risultati raggiunti sono notevoli in Italia dove la  produzione di biodiesel dal 2002 al 2009 è passata in  percentuale da appena 1,059 tep a ben 12,093 tep cioè il  4% dei consumi totali.

Vorrei inoltre aggiungere che l’Italia, essendo un paese con vaste aree agricole, dovrebbe pensare alle biomasse non solo come un risultato da raggiungere nel 2020, ma come protagoniste di questi anni.I terreni coltivabili dovrebbero essere utilizzati non solo per la produzione di cibo ma anche come fonte di energia alternativa.